domenica 22 ottobre 2017

It - capitolo 1


Ricordo ancora quando lessi It di Stephen King. E' una di quelle cose che ti segnano così tanto che è come la prima volta che vai in bicicletta: non lo dimenticherai mai. Paragone non usato a caso perché è proprio di quello che quel libro parla, di crescita e di giovinezza, ma anche di affrontare i demoni della stessa. Tutte cose che a sedici anni ho percepito, ma non del tutto. Perché It ti rimane sempre in mente, magari certi particolari un poco svaniscono (e fischi!, come si fa a ricordare ogni cosa di 1300 pagine?), ma le cose importanti restano impresse. Poi però succede che crescendo lo riprendi in mano, rileggi alcuni punti, ti spari sermoni di personaggi più autorevoli di te che ne hanno parlato e ti rendi conto che per quanto ti fosse piaciuto da adolescente, forse non ti è piaciuto abbastanza. Capisci che King forse non avrà fatto il suo romanzo migliore (su questo non mi esprimo) ma sicuramente ha scritto un romanzo enorme, e non solo per la mole delle pagine. Ironico però che tutti quei sottotesti, quelle sperimentazioni narrative, quella profondità e quell'inquietudine malsana, decisamente non per tutti, appartengono a quello che in tutto e per tutto è una narrativa di largo consumo (King stesso si è sempre definito un BigMac letterario), segno che il nostro Stefano Re qualcosa da dire ce l'ha sicuramente e, vendite a parte, per lungo tempo è stato uno degli autori più sottovalutati. O forse no. Io a questo punto mi limito a dire Grazie-sai e mi godo quello che ha scritto.

Nella città di Derry adulti e bambini scompaiono come se non ci fosse un domani. Un gruppo di sei ragazzini, chiamati i Perdenti, si ritroverà così ad affrontare una terribile creatura...

E' da dopo la delusione de L'Ordine della Fenice che quando arriva un film che attendo molto uso un particolare sistema: aspettative al minimo, in modo da essere stupito per la minima cosa fatta bene. L'ultima volta che non mi sono attenuto a questa regola è stato con La Torre Nera e sappiamo tutti come è andata a finire, con me che mi strappo le vesti a mo' di Caifa e chiedo la lapidazione di regista, sceneggiatori e ignari bigliettai - ma ora come ore la chiederei di tutti quei giornalisti che hanno detto che si tratta di un remake della miniserie del 1990. Quando però ho sentito che Cary Fukunaga (quello di Jane Eyre e True detective) era stato ingaggiato, avevo iniziato per essere ottimista, per smentirmi subito dopo all'annuncio dell'uscita del regista per via di divergenze creative con la produzione - puntava troppo sullo splatter. Quindi eccoci con Muschietti, col suo annunciare del taglio di alcune scene e della suddivisione in due parti, oltre che del conclamato alleggerimento generale dei toni. Che a me poi il suo Mama era pure piaciuto, e se ti lancia Guillermo del Toro non devi essere uno sprovveduto, ma affidare un progetto simile a uno che ha ancora da farsi le ossa, specie dopo quelle dichiarazioni, mi aveva preparato al peggio. Poi saranno stati gli incassi stratosferici, saranno state le critiche d'oltreoceano entusiaste, oppure l'appoggio di un certo Xavier Dolan che esce dalla sala coi lacrimoni... però per una volta in vita mia ho deciso di lasciarmi andare e di prendere la cosa così come è venuta. Risultato: nonostante delle perplessità e dei timori che non se ne sono mai andati, ho visto un film molto bello. Che questo It non è un capolavoro, parola che ormai viene usata a sproposito, è semplicemente un bel film, che contiene una bella vagonata di difetti ma che fa la magia che ogni opera di narrativa dovrebbe compiere: te li fa dimenticare mentre lo stai guardando. Muschietti è conscio che trasporre tutto quello che King ha messo nelle pagine del suo mattone è impossibile, quindi molti concetti vengono semplificati (tipo la funzione avatarica del pagliaccio, Pennywise che - per il momento - diventa uno spauracchio e non l'emblema del male assoluto, la rappresentazione di certe paure, la stilizzazione di alcune caratteristiche dei piccoli protagonisti) e la narrazione lineare trasforma in un racconto di formazione quella che era una saga epica mascherata da racconto di crescita, ma coglie forse quella che era la vera essenza del romanzo. La prima è che la vera co-protagonista del tutto era la città di Derry, qui davvero impregnata di un male davvero strano e angosciante, la seconda è l'infanzia. Perché per quanto Bill Skarsgård sia un Pennywise davvero eccelso e inquietante, il successo di It non lo si deve totalmente a lui. Per me c'è più It nella scena dove i ragazzini fanno il bagno nel canale, nelle battute sulle rispettive madri, nella battaglia con la banda dei bulli (che purtroppo è un capitolo davvero tagliato con l'accetta), nelle prime pulsioni sessuali che si manifestano nel gruppo e in quel losers sul gesso che diventa lovers, che in tutte le comparsate del clown assassino. Il film di Muschietti parla d'infanzia con un'efficacia davvero disarmante, condendola di momenti horror riusciti ma mai eccessivi, forse questo il neo più grande, ma in grado di riportare a quel particolare momento della vita senza tante sdolcinatezze o luoghi comuni. E' uno di quei casi dove l'esperienza viene sostituita dall'intelligenza. Muschietti prende le distanze da King ma lo rispetta, e lo fa attuando un tradimento, realizza una versione apparentemente fedele ma che a una certa parte per fatti suoi, mettendoci però il cuore, oltre che l'abilità tecnica. Perché It è un film che ha cuore, e spesso tanto basta a compensare molte cose, tipo una CG che fa le biffe in alcuni momenti e una gestione degli spazi sotterranei un po' incespicante. It ti trasposta per due ore in un mondo che sembra il tuo e ti offre dei personaggi che hanno le stesse paure che hai avuto te, quella sensazione di essere estraneo che ha caratterizzato ogni infanzia - e chi dice il contrario mente - travestendo tutto da horror. Questa era la vera essenza del romanzo e il film la restituisce, pur trasfigurando il materiale di partenza. Tutto ciò è la magia più grande che si poteva fare.

Certo però che, come tutti quelli che ho avuto modo di leggere, è stato impossibile vedere il film senza dei colleghi spettatori che si esentassero dal disturbare.


Voto: ★★★ ½

14 commenti:

  1. Arriverà il giorno in cui mi stuferò di essere d'accordo con te. Naaaaaaaa! ;-) Cheers

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    1. C'è sempre quella recensione di "Watchmen" che ti aspetta 😛

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  2. Ah, sì, questa volta concordo pienamente. :)

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  3. "Ricordo ancora quando lessi It di Stephen King. E' una di quelle cose che ti segnano così tanto che è come la prima volta che vai in bicicletta: non lo dimenticherai mai."

    Non sottovalutare le nuove generazioni. Uno seduto accanto a noi, a mezz'ora dalla fine, legge "Pennywise the Dancing Clown" e, con aria stupita, dice alla fidanzata: "Oh, ma a me sto Pennywise ricorda qualcosa. Sai che FORSE sto libro l'ho letto?" Avrei voluto il potere di invocare Pennywise affinché lo uccidesse, giuro.

    A parte questo, per me parliamo di film dell'anno e una delle migliori trasposizioni kinghiane ever. Grazie-sai, muschietti <3

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    1. Trovo sempre più motivi per bestemmiare...

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  4. La vedo esattamente come te: nelle storie dei ragazzi -il bagno al fiume, la sassaiola, ecc...- è un grandissimo film, poetico anche (peccato per i bulli, per nulla sviluppati tanto da sembrare criminali senza alcuna logica).
    Per il resto, davvero creava più inquietudine la miniserie del 1990.

    Moz-

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    1. Ti dirò, anche se non punta troppo a inquietare certi passaggi li ho trovati efficaci.
      E no, quell'ultima cosa non la volevo sentire 😠

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  5. Mi è piaciuto, tanto. Ho navigato tra tenerezza (ma che bravi sti ragazzini) e ansia per due ore. E il Pennywise di Sarkoso mi spiace ma batte quello di Curry ampiamente.Piaciuto anche al consorte, che mai aveva letto il libro.

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    1. Tutti questi conensi mi riempiono il cuore ^^'

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  6. Furbo ma emozionante, ben diretto e trainato dal gruppo splendido dei ragazzini e da uno Skarsgard in grandissima forma.
    Non perfetto, ma decisamente bello.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U