mercoledì 2 agosto 2017

Stalker [1979]


Mi sto accorgendo che l'età che parte dai venti e finisce ai ventinove è un po' uno schifo (premettendo che ogni età ha i suoi motivi per fare schifo, a un certo punto...) perché da una parte hai ancora il bisogno di divertirti, ma dall'altra quello di crescere. Per alcuni i vent'anni non sono altro che un prolungamento dell'adolescenza, dove puoi fare certe cose con un'indipendenza che da giovincello non potevi permetterti, ma dall'altra senti anche che a una certa devi pure crescere e che hai realizzato metà delle cose che ti eri prefissato. Credo sia sintomatico allo scoccare di ogni decennio di vita, però per ora la mia esperienza mi sta portando a questo, al voler rimanere ancora bambino ma al sentire che invece è tempo d svezzarsi del tutto, anche se il periodo storico interrompe o rende più difficili quelli che dovrebbero essere certi passaggi. Poi però ti guardi in giro e vedi gente che ha anche più anni di te che gioca ancora ai Pokemon, e forse allora ti dici che tutto sommato, al di là di molte cose successe, non sei cresciuto così male, nonostante i fantasmi del passato ogni tanto ritornino a fare un saluto o a vedere come stai.

Uno scrittore e uno scienziato ingaggiano uno staker per entrare nella Zona, un luogo isolato dove le normali leggi fisiche sono state stravolte da fatti ancora insoluti - si pensa la caduta di un meteorite.

Come il precedente Solaris, pure questo film è tratto da un romanzo, ovvero Picnic sul ciglio della strada scritto dai fratelli Arkadij e Boris Strugackij (da noi edito da Marcos Y Marcos), e sempre come il celeberrimo predecessore fantascientifico la storia d'origine è stata fortemente rielaborata dal regista Andrej Tarkovskij, che ha trasformato quello che doveva essere un romanzo di fantascienza psicologica in un viaggio esistenzialista, spostando l'ambientazione da un'immaginaria cittadina anglofona in una zona sospesa nel tempo e senza una precisissima collocazione. A questo giro però non c'è stato nessuno stravolgimento tutto italiano, se non un logo che ricordava quello di Star wars su alcune vecchie locandine, ma oltre a questo nulla di particolare che merita di essere segnalato, quindi per una volta possiamo avere la coscienza patriottica tranquilla, nonostante il tentativo di depistaggio. Perché Stalker è sì fantascienza, ma come l'altro film appartenente allo stesso genere del regista russo è una fantascienza che lavora di sottrazione, avvalendosi più degli effetti onirici che agli effetti speciali, più ai momenti di riflessione che a quelli d'azione. Se volete Star Trek, abbiamo i film e gli episodi della serie tv dell'epoca, non è questo il film che dovete vedere, questo è un film che cerca di andare oltre al genere e che non ha la modestia di fermarsi per farsi capire, quindi tenete conto che guardarlo vuol dire investire diverso tempo ed energie mentali per cercare di cogliere i numerosi messaggi che cerca di lasciare. Ma cosa lascia, alla fine? Di cosa parla? Semplicemente, di un viaggio, e già questo può essere abbastanza perché ogni viaggio è relatore di molti avvenimenti, soprattutto interiori. I tre personaggi attraversano la Zona, non ci viene lasciata nessuna traccia che ci permetta di fare una precisa mappatura, possiamo solo lasciarci catturare dagli avvenimenti e dalle immagini. Tutto è incredibilmente affascinante, per quanto casereccio, i metodi dello stalker sono strani e mai specificati, ma più il trio si addentra in quel luogo e il loro passato affiora in concomitanza con l'avanzare della marcia, più ci è permesso di capire come mai hanno deciso di avventurarsi lì dentro. La Zona è un non-luogo, un luogo a colori, a differenza della prima parte del film che è ambientata all'esterno, nel mondo reale, ed è permeata da un filtro 'seppiato', un non-luogo che muta in base a chi la attraversa e riflette quello che è il passato dei due committenti. E tutti loro parlano, parlano della loro sofferenza, parlano (soprattutto) dei loro fallimenti come uomini nelle professioni che incarnano, di come quel non-posto sembri restituire tutto con gli interessi... e alla fine capiamo tutto. La Zona, molto banalmente, altro non è che la vita stessa. La si attraversa, alcuni resistono e altri ne vengono schiacciati (come disse lo stesso Tarkovskij in un'intervista, frustrato dal fatto che le interpretazioni date alla sua opera si allontanavano drasticamente da quello che aveva voluto esprimere), altri ancora la difendono perché è l'unica cosa che possiedono, ma la si può scoprire solo percorrendola. Per spiegare tutto questo Tarkovskij ci mette due ore e mezza abbondanti, lasciandosi andare a diversi momenti in cui è il movimento della macchina da presa o la performance degli attori a farla da padrona, dilungando i tempi narrativi in una maniera che sicuramente non piacerà agli spettatori più disattenti, ma che è quanto di più cinematografico possibile. Si finisce così la visione abbastanza stremati, non solo per la durata e il peso che aleggia intorno al nome dell'autore, oltre che per via della fama di cult che permea il film, ma per tutte le cose che ha saputo racchiudere al suo interno, per la visione così disincantata (ma fantasiosa) che l'autore ha saputo mantenere su un tema così complesso e sempre attuale. Forse troppo decadente e metafisico, tanto che il regime sovietico fece di tutto per non farlo partecipare fuori dai confini russi, anche se venne a sorpresa preso in considerazione dalla giuria di Cannes, nonostante tutto, riscuotendo peraltro un grande successo. Tarkovskij aveva attraversato la sua Zona e ne era uscito vincitore.

Recensione che lascia un poco a desiderare e dove parlo un po' a vuoto, lo ammetto. Sarà il periodo, o sarà che di fronte a certi capolavori le parole vengono decisamente meno.


Voto: ★★★★★

6 commenti:

  1. Che filmone_!!!

    Nell' epilogo nella stanza e soprattutto nel discorso finale dello stalker alla moglie ci son rimasto malissimo(ed è una cosa positiva).Ti fa amaramente riflettere.

    Poi Tarkovskij nel suo stile è eccezionale,io ne ho visti 3 e son state sempre grandi esperienze

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    1. Sì, nonostante la lentezza ti trascina in una dimensione onirica.

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  2. Quando qualcuno mi critica un film dicendo che è lento, di solito rispondo che a me piace Tarkovskij, quindi non vedo il problema ;-) Mi hai tirato fuori uno dei miei film di fantascienza (e non solo) preferiti, "Stalker" è un esperienza visiva che ogni tanto mi concedo con gioia, e non sei tu, sono certi capolavori che davvero lasciano a corto di parole. Cheers!

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    1. Meno male 😂 comunque sì, più che un film è un'esperienza!

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  3. Tarkovskij era un genio totale, praticamente il Kubrick russo.
    Film pazzesco, come del resto tutti quelli firmati dal buon Andreone.

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    1. Lo conosco poco, e a lungo sono stato spaventato dal peso del suo (impronunciabile) nome... ma ora voglio recuperarli tutti!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U