lunedì 24 luglio 2017

The raid - redemption


Pur non raggiungendo i vertici dell'annata 2015/2016, il digitale terrestre continua a riservare qualche gioia, stavolta anche con i film meno mainstream e più appartenenti a quel sottobosco di cinefili pippaioli che la smenano su internet. In questo caso la cosa è ancora più credibile, perché pare che i cinefili pippaioli e smanettoni, tra le varie disquisizioni sull'esistenza e un atteggiarsi da hipster, vogliano vedersi i film da menare e quindi hanno pure lì i loro prediletti, in modo da potersi dare alla coattaggine senza però sminuire la propria elité. A me della serie di The raid aveva parlato una persona intenta a smontare la Warehouse di Batman v Superman (Maronn u' Carmine, tocca ancora nominare quell'obbrobrio...), citando il - per ora - dittico del regista gallese Gareth Evans come perfetto esempio di regia d'azione, in quanto possidente una continuità e fluidità scenica che il lavoro di Snyder si sognava. Ora che ho visto il primo posso finalmente dire la mia, perché davvero, nonostante l'apparente inutilità del film, di cosette da dire ce ne sono.

Una squadra di venti uomini delle forze armate fa irruzione in un condominio, con l'intenzione di uccidere il boss del crimine che vive all'ultimo piano. Ma qualcosa va storto e fa scattare l'allarme, dando inizio a una vera e propria guerra per la sopravvivenza...

Quando parli di cinema devi tenere sempre in conto come tu vivi la settima arte. Non è una frase detta per fare vedere quanto lo si ha lungo, ma una realtà di fatto che vale per tutte le forme d'espressione artistica presenti. Io ad esempio di musica non capisco nulla (anche del resto in realtà, ma lì ancora di più, diciamo), molto probabilmente a una canzone sperimentale degli Area preferisco fischiettarmi un tormentone estivo spagnolo e se ascolto metal è solo perché mi piace, nulla di particolarmente ricercato dietro, ma riconosco questo mio limite e non voglio mai avere l'ultima parola in merito, anzi, quando i miei amici musicisti partono con certi pipponi tecnici mi sento sempre un po' fuori luogo. Stessa cosa per il cinema. Lo spettatore medio pensa spesso che a caratterizzare un buon film è una bella trama, quando invece esistono molti altri fattori da tenere in conto nella valutazione di un'opera - quando si ha intenzione di farlo, ovviamente. Ci sono tecniche di regia, messa in scena, montaggio... tutte cose che esulano dallo storytelling e che, a seconda dell'ottica o della sensibilità di chi guarda, può dare un valore aggiunto al tutto. L'esempio che uso più spesso è quello fra Fast and furious e Drive: come mai il primo è una tamarrata mentre il secondo è considerato un capolavoro? Per il modo in cui sono raccontati, perché a livello di sceneggiatura sono praticamente la stessa cosa. E' lo sguardo di Refn che ha reso la pellicola con Gosling un nuovo classico moderno - per quanto il regista stesso la abbia disconosciuta col tempo, ma questa è un'altra storia, come scriveva Michael Ende. E' con questa logica che si deve vedere un film come questo The raid - redemption, seconda fatica del regista gallese Gareth Evans, che dopo l'esordio con Merentau ritorna a collaborare con l'artista marziale Iko Uwais (comparso pure ne Il risveglio della Forza), formando una storia a base di pencak silat, l'arte marziale indonesiana. Il film sta tutto in quello che ho scritto nel secondo paragrafo, una storia essenziale con dei personaggi caratterizzati il minimo e tagliati con l'accetta, il resto lo fa la visione di Evans nel gestire spazi, movimenti della cinepresa e con un uso del ritmo che non cala mai, nemmeno negli appositi momenti di quiete. Non si tratta di un film lungo, dura la canonica ora e mezza, ma vola via in un lampo nonostante in più di un punto ci siano degli evidenti problemi di budget (le prime a risentirne purtroppo sono la fotografia e la CG in alcune parti) e lasciandosi andare pure a delle trovate registiche davvero inusuali per il genere, nonostante sia dichiarato fin dall'inizio che quella che andiamo a vedere è proprio materia grezza. Ma il pregio maggiore di The raid, che per alcuni potrà essere magari il suo limite estremo (il critico Roger Ebert lo stroncò senza pietà), è proprio quello di non volere elevarsi, di offrirsi unicamente come film d'azione ma puntando fino allo sfinimento su quelli che sono i suoi punti di forza. Non sarà quindi il film che consiglierete a chi vuole vedere qualcosa con 'una bella storia', perché a momenti la sceneggiatura sta attaccata con lo sputo, ma anche in questa sua essenzialità dimostra di essere cinema allo stato puro, poiché la settima arte si basa proprio sulla sequenzialità delle immagini in movimento. Questo magari non farà di The raid un capolavoro assoluto, ma sicuramente lo fa distinguere dal genere e lo eleva rispetto alla mediocrità di tanti prodotti di genere, riuscendo a far breccia un po' in tutti quanti. Dal canto mio, non vedo l'ora di vedere il seguito, che si preannuncia come qualcosa di ancora più bello.

Un titolo che mi mancava e che sono felicissimo di aver recuperato, soprattutto per scacciare via l'ansia dell'afa estiva come solo due cazzottoni sanno fare.


Voto: 

4 commenti:

  1. Per me una bomba totale, uno degli action più belli degli ultimi dieci o quindici anni. E il secondo è anche meglio.

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    1. Infatti non vedo l'ora di vederlo 😍

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  2. Lo vidi al Torino Film Festival nel lontano 2011. Ricordo che durante la proiezione per ben tre volte scattò l'applauso a scena aperta. Gran film e Rama idolo totale!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U