lunedì 17 dicembre 2012

Biancaneve e il cacciatore


Sarò uno con molti difetti, questo lo ammetto, ma non mi si può dire dio essere una persona prevenuta, almeno in ambito cinematografico. E infatti nonostante sia risaputo che quando Hollywood non sa che fare si occupa delle modernizzazioni dei vecchi miti, nonostante ci fosse quella borisiana ‘cagna maledetta’ della Stewart, nonostante il fantasy sia un filone che al cinema abbia smesso di dire qualcosa di significativo dalla celeberrima trilogia di Peter Jackson e via dicendo, questo Biancaneve e il cacciatore era riuscito a incuriosirmi. Sarà che alla fine quello stile finto dark riesce sempre ad appassionarmi, o che Charlize Theron solo con la sua bellezza e la sua bravura è in grado di cambiare le sorti artistiche di un film, ma c’era qualcosa che nonostante la martellante pubblicità televisiva mi aveva spinto ad andare a vedere questo film. Rinascita del genere fantasy su celluloide o ennesima troiata pazzesca d’antologia?

Ravenna è una malefica strega che ha sedotto e ucciso il padre della principessa Biancaneve, la quale è stata imprigionata su una torre. Dopo un decennio Ravenna scopre dal suo specchio magico che la bellezza di Biancaneve può nuocere gravemente ai suoi poteri, e così ordina che venga uccisa. Ma la principessa riesce a scappare, fino ad arrivare nella temibile Foresta Oscura. Conscia dei pericoli che si corrono all’interno di quel bosco maledetto, Ravenna chiama un cacciatore affinché faccia da guida ai suoi soldati...

La prima cosa che mi ha davvero traumatizzato di questo film è stata la sceneggiatura, contenente diversi elementi che non sono davvero riuscito a capire. Infatti non capisco come mai il tutto inizi con la voce fuori campo del cacciatore, dato che ai fini narrativi non offre una posizione di onniscienza narrativa e manco sul finale diventa un protagonista assoluto; non capisco come faccia il padre di Biancaneve, re da diversi anni e quindi abituato alle guerre, a non accorgersi che forse dei guerrieri che si distruggono al solo tocco fanno parte di una trappola; non capisco come mai Ravenna non uccida Biancaneve subito dopo aver preso possesso del castello; non capisco come faccia Biancaneve dopo un decennio ad avere il medesimo vestito che aveva da bambina, quasi indossasse la tuta di Mr Fantastic; non capisco cosa sia la sostanza bianca nella quale Ravenna fa il bagno [scena dal dubbio senso narrativo visibile anche nel trailer del film] che tanto mi ha fatto fare dell’ironia crassa sul bukkake; non capisco come faccia Biancaneve a mostrare intenzioni da fuggiasca solo dopo dieci anni, accorgendosi dello spuntone che viene via da solo; non capisco il perché degli animali debbano darle il primo avviso; non capisco come faccia a fuggire così facilmente e come mai, nonostante la mostrata semplicità, nessuno dei popolani la segua pur di fuggire al giogo della strega malvagia; non capisco cosa ci faccia un cavallo sulla riva ad attendere Biancaneve; non capisco come faccia una ragazza uscita da una cella dopo dieci anni e che ha attraversato una discreta quantità di percorso a nuoto, ad arrivare a un villaggio molto vicino al castello prima delle guardie reali [ed abbiamo una ripresa aerea che ci mostra che il suddetto agglomerato urbano dista dal maniero solo pochi chilometri]; come del resto non capisco come mai la strega, nonostante sia così magicamente potente, non voglia rischiare di entrare nella Foresta Nera [cazzo ne so, può entrare solo dopo che un artefatto viene rotto all’interno, in modo da eliminare un controincantesimo che blocca i suoi poteri – e questa è una cazzata che ho inventato sul momento, figuriamoci cosa possono fare tre-dico-tre sceneggiatori]. Ma soprattutto, non capisco come tutta questa marea di cazzate possa accadere nei primi quindici minuti. Proseguendo le cose non migliorano di certo e, oltre un dio della foresta che sembra scopiazzato da Mononoke hime di Hayao Miyazaki e che non comparirà per il resto della pellicola, avremo una sfilza di voragini di sceneggiatura ancora più ampia, come il conte amico di Biancaneve che ammazza soldati nemici a non finire ma che riesce a farsi assumere dai sicari della regina senza essere riconosciuto, senza contare che se la morte del fratello di Ravenna le causa una tale perdita di poteri, come mai lo manda in prima linea? E ancora... se verso la fine Ravenna, quando porge la mela avvelenata a Biancaneve, si mostra sotto mentite spoglie davanti alla sua nemica... non poteva fare tutto questo a inizio film e risparmiarci due ore di monnezza dark? Perché questo film non è altro che questo, una fiaba classica e sempreverde complicata in maniera sulla carta efficace, ma che finisce per peccare di una sceneggiatura davvero mal fatta che, a differenza del terzo Batman nolaniano, anch’esso gravato da uno script ridicolino, non riesce manco ad emozionare – e poi, come cazzo fanno a uccidere la regina cattiva? Non male tutto sommato la regia dell’esordiente Rupert Sanders, anche se non si differenzia da quanto molti altri hanno già detto sull’argomento, mentre l’attrice protagonista conferma ancora una volta la sua incapacità attoriale. Migliora notevolmente però il nerboruto Chris Hemsworth, mentre alla mia musa Charlize Theron tocca una parte forse fin troppo ridicola. Eccelsi gli effetti speciali e i costumi, ma non bastano a risollevare le sorti di questo lavoro così ideologicamente malfatto. 

Poteva venir fuori una figata colossale o un'onesta baracconata, ma invece nisba. Si guarda senza problemi, ma si dimentica con altrettanta facilità.


Voto: ★★

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