domenica 11 novembre 2012

Ghost in the Shell


Come avrete ben capito bazzicando fra queste pagine, oltre che di cinema sono un grande amante dell’animazione, specie se nipponica. Nulla da togliere a quella francese, belga e di tutte le altre parti del mondo, ma con i cartoni giapponesi [e l’annessa parodia dei Gem Boy] ci sono cresciuto. Forse male, sentenzieranno alcuni, ma resta ugualmente un dato di fatto. Tanto male da andare da che ho sedici anni al Lucca Comics and Games, da spendere un quantitativo industriale annuo di fumetti e manga e dal visionarmi un numero di serie animate impressionante, che potete trovare nel link qua sopra. Ovvio quindi che ritenga il cinema d’animazione di pari livello a quello con attori in carne e ossa, anzi, oso dire che da esso ho tratto decisamente meno delusioni, forse perché ho sempre saputo dove andare a parare e cosa guardare quando avevo certe esigenze. Ammetto anche che per un periodo sono stato un odiosissimo jappominkia, uno di quello che o solo animazione giapponese, o era merda, perdendomi così con quell'insopportabile spocchia molti prodotti ugualmente notevoli. Non mi persi però questo Ghost in the Shell, decantatomi da sempre dal mio fumettiere di fiducia, 

Siamo nel 2029. In questo futuro oramai prossimo il mondo è molto diverso da come lo conosciamo ora, tanto che molta gente ha potenziato cyberneticamente alcune parti del corpo. Protagonista della vicenda è Motoko Kusanagi, donna soldato che di umano oramai ha solamente l’anima. Ella lavora per la Sezione 9, unità speciale per la sicurezza interna alle dirette dipendenze del governo. Le cose iniziano a complicarsi quando entra il scena tale Signore dei Pupazzi, abilissimo hacker in grado di manovrare come delle marionette le proprie vittime...

Ci sono molti metodi di intendere un mezzo, sia nell'uso comune che nel singolo media. C'è l'opera e poi c'è l'opera d'arte... ma cosa separa queste cose così similari ma al contempo così lontane? Alla fine sono solo due termini, due parole che racchiudono dentro di sé tutto e nulla, ma vengono sovente abusate da gente che ama parlare a casaccio. Ma per quanto sia un termine astratto e non quantificabile, l'arte esiste e ognuno la tratta secondo i propri parametri. Per me un'opera d'arte è anche un film molto leggero che però è fatto bene e con tutti i crismi, ma se devo scendere nello specifico, secondo le mie idee, un'opera d'arte è qualcosa che non deve necessariamente darmi delle risposte quanto aiutarmi a pormi le giuste domande. E la domanda principale che ci portiamo dietro dai tempi di Gilgamesh e dei poemi omerici è: chi sono io? Anche nel filone dei supereroi che oggi va tanto di moda, ogni personaggio, sia della Marvel o della DC, arrivato a un certo punto deve decidere cosa essere e da lì ha inizio la sua vera attività, ovvero una volta che ha capito cosa gli è capitato e come deve muoversi in questa nuova realtà concettuale che la sua mente ha creato. Ed è anche quello che vorrebbe cercare di fare questo bellissimo film, vera summa dell'animazione giapponese ma anche di un certo pensiero filosofico, che qui viene trattato degnamente e in maniera abbastanza esaustiva - per quanto bello e argomentato, mira sempre troppo in alto - attribuendosi senza mezzi termini la nomea di capolavoro. Così come capolavoro è il manga omonimo di Masamune Shirow, o almeno, così mi hanno detto coloro che lo hanno letto, perché a me colpevolmente manca. Il regista Mamoru Oshii quindi riesce a confezionare uno dei più bei film d’animazione a memoria non solo di otaku, ma di cinefilo. Perché non bisognerà essere unicamente dei nerd pippaioli per poter godere di cotanta meraviglia, poiché risponde a tutte le leggi della cinematografia che vale, sia per quanto concerne la trama che il semplice apparato visivo e registico - non per nulla James Cameron lo ha definito il film che ha raggiunto la perfezione visiva. Pure le tre A di Rat-man [Azione, Avventura e Atette] sono rispettate. Non si tratta però di un’animazione tradizionalmente infantile come siamo abituati a intenderla noi occidentali, qui se ne hanno per tutti i gusti fra disquisizioni filosofiche, ritmi lentissimi, scene di violenza e nudo - o comprendenti entrambe queste ultime due - cosa che quindi fa acquisire a questo elemento una marcia in più verso una grinta narrativa di altissimo livello, ma che forse in questa maniera non si rende adatto a certe fasce d'età davvero basse o a un pubblico abbastanza impressionabile, sia visivamente che mentalmente. I temi toccati da quest’opera sono infiniti ma, alla fine, vertono tutti verso il quesito citato a inizio paragrafo. Cosa siamo? Questo è l’interrogativo che affligge tutti i protagonisti, che avendo venduto la loro umanità per una totale artificiosità fisica che li rende delle perfette macchine da guerra al servizio della Sezione 9. Una domanda alla quale diventa il perfetto contraente l’antagonista principale, il Signore dei Pupazzi, in grado d’impadronirsi dell’identità delle sue vittime e quindi fugando ogni dubbio in merito. Ma anche su questo antagonista davvero antologico le parole da dire [o meglio, scrivere] non sono mai abbastanza, poiché come tutti gli altri comprimari di questo stupendo film pure lui trasporta con sé un carico di dubbi esistenziali che da soli potrebbero riempire un intero trattato di filosofia. Tutte domande che arrivano dritte al punto, e si sposano perfettamente con un finale che apre una quantità di riflessioni ancora più vasta, e che di certo non lasceranno lo spettatore a visione ultimata. A tutto questo aggiungiamo una realizzazione tecnica egregia, dalle animazioni superlative che mostrano i primi esperimenti con una grafica computerizzata che forse oggi fa sorridere, ma che all'epoca tracciò una grande innovazione per quello che allora era uno dei film giapponesi meglio animati di sempre. A questo aggiungiamo uno stile di regia da parte del rodato Mamoru Oshii forse fin troppo lento ma che ben si adatta all’animo malinconico dei personaggi.

Non per nulla ha ispirato i fratelli Wachowski per Matrix, un aneddoto aggiuntivo che dovrebbe oramai avervi convinti a visionare questa perla animata.


Voto: ★★★★

4 commenti:

  1. ah bom gli hai dato 5 stelle.

    RispondiElimina
  2. La saga di Matrix gli deve molto, forse tutto. Come anche gli altri film che trattano il tema.
    Visto ora pare un pò datato, ovviamente, ma è un prodotto che fa parte della storia del cinema, come Nosferatu :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'ho rivisto l'altro giorno ed ogni volta è come se fosse la prima. La qualità delle animazioni è tale che non lo trovo affatto datato.
      Anzi, la versione delux che ne hanno fatto (che consiste solo nel modernizzare la CG) mi ha dato parecchio fastidio.

      Elimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U